Museo Garibaldino

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Il compendio Garibaldino si sviluppa attorno a un cortile centrale, sul quale si affacciano la Casa Bianca e gli altri edifici che costituiscono la fattoria. Al centro del cortile troneggia l'enorme "albero di Clelia", il pino che Garibaldi piantò nel 1867, in occasione della nascita della figlia Clelia.



La "Casa Bianca"


L'albero di Clelia è un semplice edificio realizzato in granito e intonacato di bianco. La facciata, rivolta ad ovest, presenta un portale archivoltato. Il nucleo originario della casa (ampliata nel 1861 verso sud e nel 1880 verso nord), si sviluppa su pianta quadrangolare, con una successione di sale intercomunicanti disposte allorno a un vano centrale, dove si trova la scala che consente l'accesso al terrazzo.
Superato l'ingresso, il primo ambiente che si incontra è l'atrio, dove si trova un ritratto di Garibaldi, opera dell'inglese J. Shotton risalente al 1854. L'atrio custodisce inoltre numerosi cimeli, tra cui armi, vessilli, fotografie che ritraggono garibaldini, la cassa da campo del generale.


 

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Dall'atrio, sulla sinistra, si accede alla camera da letto matrimoniale. In questa stanza, originariamente dormiva Teresita Garibaldi con la governante; dopo il matrimonio di Teresita, nel 1861, questa divenne la stanza da letto di Garibaldi e Francesca Armosino. In questa stanza si trovano il piano di Garibaldi e il suo letto ortopedico, oltre ai ritratti della moglie e dei figli.
La sala successiva era la stanza da letto di Manlio Garibaldi (1873 - 1900); Vi si trovano un busto marmoreo che ritrae il ragazzo, opera eseguita da Giovanni Battista Trabucco nel 1880, e un suo ritratto, dipinto su olio del 1882 opera di Salvatore Rubino.
Oltre si passa alla camera da letto di Clelia Garibaldi, dove sono esposti oggetti e foto appartenuti alla donna e un ritratto del padre, dipinto su stoffa eseguito dalla moglie di Ricciotti Garibaldi, Costanza Hopcraft, nel 1905.
Superata la cucina, dove si trova un grande camino in pietra, si entra nella sala dei cimeli, creata dall'unione di due stanze (un tinello e una camera da letto). Questa sala accoglie alcuni dipinti, tra cui uno, di artista ignoto, risalente ai primi del '900, che raffigura la Fuga di Anita da Mustardo. La stanza custodisce inoltre abiti e oggetti di vario tipo appartenuti a Garibaldi. La sala successiva è un salotto, utilizzato come camera la letto da Garibaldi sino al 1861; vi si trovano alcuni pregevoli mobili.
Oltre il salotto, si accede alla camera in cui morì Garibaldi. Questa stanza venne costruita per volere di Francesca Armosino e adibita a salotto; qui Giuseppe Garibaldi si fece portare pochi giorni prima di morire. Nella stanza si trova il suo letto di morte, protetto da una teca di vetro e da una balaustra di bronzo, donata nel 1882 dalla Società Reduci di Livorno. L'orologio della sala, come si può ancora vedere, venne fermato alle 18 e venti, ora della morte del generale. Il pregevole ritratto di Garibaldi, custodito in questa stanza, è opera di Saverio Altamura.

 

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Oltre alla Casa Bianca, il museo Garibaldino comprende altri edifici, a cominciare dalla prima casa di Garibaldi a Caprera, costituita da un preesistente ovile restaurato a cui venne aggiunta la casupola in legno, giunta smontata da Nizza e rimontata a Caprera.
La cosiddetta casa di ferro, donata nel 1861 dell'amico capitano Felice Orrigoni, è una sorta di casetta prefabbricata in legno, rivestita in lamina di ferro, dove Garibaldi organizzò la sua biblioteca.
Il locale originariamente adibito a stalla, raccoglie oggi numerosi oggetti da lavoro di Garibaldi. Vi si trova anche una vasca da bagno di rame, che venne collocata qui per sfruttare il calore emanato dagli animali.
Nell'area dietro la Casa Bianca si trovano un mulino, ormai privo di pale, e un forno. Poco distante è collocato il monumentale busto marmoreo di Garibaldi, scolpito da Luigi Bistolfi nel 1883.

Il cimitero di famiglia

Dal cortile centrale, un sentiero conduce verso il piccolo cimitero di famiglia. Qui si trova la tomba di Giuseppe Garibaldi, sotto un grande masso di granito dove è inciso il suo nome. Vicino al sepolcro del generale hanno trovano sepoltura:

 
L'ultima moglie, Francesca Armosino (1848-1923)
e i  figli:
Rosa (1869-1871)
Anita (1859-1875)
Teresita(1845-1903)
Manlio (1873-1900)
Clelia (1867-1959), l'ultima ad essere sepolta nel piccolo cimitero.

Estratto da Wikipedia.it

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