Museo Navale

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Quasi unico nel suo genere, il museo è dedicato alla celebre relitto romano e al suo carico, recuperato nelle acque dell'arcipelago. La nave, che naufragò presso l'isola di Spargi verso il 120 a.C., trasportava un carico di molte centinaia di anfore vinarie e vasi da mensa di produzione campana. I reperti della dotazione di bordo e dell'equipaggio forniscono interessanti dati sull'organizzazione del commercio navale romano, mentre il relitto costituisce un caposaldo cronologico per la produzione ed esportazione di molte classi di oggetti. Elemento centrale dell'allestimento è la ricostruzione in scala naturale dello spaccato dello scafo della nave di Spargi, con 202 anfore, che esemplifica il sistema di stivaggio. Notevoli anche i ceppi d'ancora in piombo e gli altri materiali, provenienti dalle acque dell'arcipelago. La visita consente di verificare come, tra il IV sec. a.C. ed il III sec. d.C., le Bocche di Bonifacio fossero un punto di transito privilegiato delle rotte congiungenti l'Italia con l'occidente mediterraneo ed il Nord Africa.

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Il Museo fu appositamente realizzato nei primi anni Ottanta, su progetto dall'architetto sassarese Vico Mossa, per accogliere il materiale recuperato dal relitto di una nave oneraria romana naufragata nei pressi del vicino isolotto di Spargi. Fu proprio Larnboglia che nel 1958, con il neonato Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga, condusse con la nave Daino le prime indagini archeologiche sistematiche sul giacimento di Spargi. Quel cantiere fu una pietra miliare. Per la prima volta venne realizzata la copertura planimetrica di un relitto applicando le tecniche di rilievo a quadrettatura e a fotomosaico, metodologie che rivoluzionarono le tecniche della documentazione archeologica subacquea. Dopo la morte di Lamboglia, la ricerca subì una lunga interruzione durante la quale il giacimento fu gravemente danneggiato dai clandestini; fu poi ripresa e proseguita fino all'inizio degli anni '80 da Francisca Pallarés, la quale partecipò anche all'allestimento del Museo.

Estratto da www.giuseppegaribaldi.info

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